Lo spunto arriva da un titolo letto su “Il Giorno”:
“I cantieri fuorilegge: Irregolarità nel 70% delle ditte controllate. Attenzione sui Giochi”.
Nel dettaglio: criticità emerse anche nei lavori per le Olimpiadi, vertice convocato in Prefettura, un’impresa con 85 certificati di formazione falsi su 90.
Non è solo una notizia. È uno specchio.
O meglio: è un invito a smettere di guardare e iniziare a vedere.
Ma qual è la differenza?
In italiano, “guardare” e “vedere” non sono sinonimi.
Guardare è rivolgere lo sguardo. È un atto passivo, che può restare superficiale.
Vedere, invece, implica attenzione, intenzionalità, comprensione. È un atto attivo, mentale, critico.
Facciamo un esempio concreto, di quelli che chi lavora nei cantieri conosce bene:
un operatore sta utilizzando un taglierino senza indossare i guanti. I guanti sono lì, a terra, a un metro da lui.
- Guardare: si vede un lavoratore che non utilizza i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).
- Vedere: si nota che l’operatore ha i guanti, ma non li usa. E ci si fa una domanda: perché? Forse non sa usarli? Forse non è stato formato correttamente? Forse pensa che siano inutili? Forse nessuno gli ha spiegato quando vanno indossati?
Chi vede, si pone domande. E in quelle domande nasce la prevenzione vera.
La sicurezza vera. Non di carta. Non una spunta su un verbale. Non da “formazione acquistata”.
Il sistema della non-vista
Ed è qui che torna il punto della notizia.
Irregolarità nel 70% delle ditte controllate. Non un dato marginale, una percentuale drammatica.
Non parliamo di un lavoratore autonomo o di una piccola impresa in difficoltà.
Parliamo dei cantieri delle Olimpiadi, grandi appalti pubblici, progetti sotto gli occhi (anzi: lo sguardo) di tutti.
La domanda è: com’è possibile che nessuno abbia visto?
- Il preposto, che dovrebbe vigilare sul lavoro quotidiano dei colleghi.
- Il RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), che dovrebbe essere la voce attiva dei lavoratori stessi.
- Il RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione), consulente tecnico della sicurezza.
- Il datore di lavoro, che ha acquistato la “formazione” per i dipendenti.
- Il coordinatore in fase di esecuzione, che qualcosa dovrebbe aver visto
Davvero è possibile che nessuno abbia visto che qualcosa non andava?
Oppure… hanno guardato, ma non hanno voluto vedere?
La formazione fantasma
Ecco un altro nodo chiave della notizia: i certificati di formazione “fantasma”.
85 certificati falsi su 90. Quasi il 95%. Un numero da brividi.
Eppure, in cantiere quelle persone ci lavoravano davvero. Tagliavano, saldavano, trasportavano carichi, montavano impalcature. Operazioni a rischio. E quindi?
- Chi li ha messi in condizione di lavorare senza formazione vera?
- Chi ha “accettato” quei documenti, senza approfondire o validarli sul campo?
- Chi li ha inseriti nel cantiere, contando sul fatto che nessuno avrebbe chiesto, verificato, visto?
Si è creato un sistema dove la sicurezza è diventata burocrazia, firma, tesserino, un check da spuntare. Ma non realtà.
Eppure, i segnali ci sono, sempre. Bastava vedere.
Chiunque entri in un cantiere con un minimo di competenza può accorgersi subito se i lavoratori sono stati formati realmente o no. Si nota da come usano (o non usano) i DPI. Da come si muovono. Da come reagiscono ai segnali. Dalla postura. Dai tempi.
Chi vuole vedere, vede.
La connivenza muta
E allora sì, viene il dubbio: che esista un sistema di connivenza silenziosa, una zona grigia fatta di non-domande, non-controlli, non-scelte, non prese di posizione.
Una mutua convenienza. Un “meglio non sapere”, perché sapere obbligherebbe ad agire.
Chi tace, acconsente?
Chi guarda, ma non vede, è parte del problema?
Forse non si tratta solo di ignoranza o disattenzione. Forse si tratta di complicità passiva. Di quella che dice “io il mio l’ho fatto, poi non tocca a me”.
Ma in cantiere, quando si parla di vite umane, tocca a tutti.
Non basta dire “ho guardato”, “ho fatto il sopralluogo”, “ho fatto un richiamo”.
Bisogna vedere. E quindi capire, agire, segnalare, intervenire.
Vedere è una responsabilità
Vedere è un atto di responsabilità.
Significa uscire dal meccanismo dell’adempimento e entrare in quello della cura.
Significa che non ci si accontenta che un DPI sia “stato distribuito”. Si verifica che venga utilizzato correttamente. E se non lo è, si chiede perché. Si interviene. Si forma. Si corregge.
Significa che non si accetta un attestato di formazione come una cambiale. Si verifica se quella formazione è stata davvero fatta, se è stata efficace. E se non lo è stata, si ripete.
Vedere è faticoso, certo. Ma è l’unico modo per costruire cantieri sicuri, e in fondo, più giusti.
Il ruolo della cultura
E qui si apre il discorso sulla cultura della sicurezza.
Una cultura non si cambia per legge. Non basta un decreto, un regolamento, un documento.
La cultura si cambia iniziando a vedere davvero.
A vedere ogni giorno, in ogni piccolo gesto: nel casco che non si indossa, nella scala appoggiata male, nel collega che lavora in bilico, nella fretta che fa dimenticare il rischio.
È in quei dettagli che si vede se un cantiere è sicuro o meno.
Non nei manifesti sulla sicurezza. Non nelle slide dei corsi. Non nelle firme o nei check.
Guardare i cantieri delle meraviglie
Impariamo la differenza tra guardare e vedere, dicevo.
Perché solo così potremo davvero costruire — anche letteralmente — i cantieri delle meraviglie.
Cantieri dove la sicurezza non è percepita come un ostacolo, ma come valore aggiunto.
Dove i dispositivi non sono un peso, ma una protezione.
Dove la formazione non è un documento, ma una competenza viva.
Dove ognuno si sente parte attiva del sistema.
E allora sì, sarà possibile avere Olimpiadi con cantieri non solo belli, non solo efficienti, ma giusti, regolari, umani.
Perché la vera meraviglia, oggi, è questa: vedere davvero.
E agire di conseguenza.
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Fabrizio Lovato