Il cantiere non è un tweet: la sicurezza ha bisogno di tempo (e di lettura lenta)

Esattamente tre mesi fa, il 6 maggio, pubblicavo  “Ti dicono che devi decidere. Poi ti lasciano solo al buio” (visto il periodo più tranquillo, lo potete rileggere se volete riprendere il filo del discorso)*.

È un argomento che ho sentito molto e nella sua trattazione ho cercato di rendere evidente la profonda solitudine del Coordinatore per l’Esecuzione, stretto tra l’obbligo formale di applicare l’articolo 92 e l’impossibilità pratica di farlo senza un sistema che lo sostenga realmente.

Il pezzo ha fatto nascere un confronto molto franco con una collega. Mi ha scritto: “Fabrizio, l’ho letto tutto solo perché sei tu. Ma per chi non ha tempo o non mastica la materia, scrivere in maniera così lunga e complessa rischia di far abbandonare la lettura. Alla fine non ho capito se questo articolo 92 non lo usano perché non lo conoscono, perché non serve, perché è difficile o perché non li tutela”.

Questa critica mi ha colpito. Proprio mentre ci riflettevo, mi è caduto l’occhio su un articolo de Linkiesta firmato da Guia Soncini, dal titolo provocatorio “L’epoca della lettura è finita”. I dati sono impietosi: la nostra soglia di attenzione davanti agli schermi è crollata a meno di un minuto. Ormai si preferiscono le liste e le foto ai concetti complessi.

Qui mi è venuto un dubbio: assecondare la richiesta di “essere più sintetici” per non far scappare il lettore, non corre il rischio di farci infilare in una spirale assurda?

Finiremo a fare i Piani di Sicurezza su TikTok? No, d’accordo la sintesi, ma a tutto c’è un limite! La sicurezza non si fa con gli slogan. Però i dubbi della mia collega meritano una risposta limpida. Smontiamoli usando l’art. 92.

I quattro paradossi dell’Articolo 92

1. Non lo conoscono?

I coordinatori lo conoscono a memoria, ci mancherebbe. Il problema è che spesso lo conoscono solo sulla carta, come un elenco di compiti astratti, senza misurarsi con l’impatto che ha quando viene calato nel caos del fango e del cemento.

2. Anche se lo usassero non servirebbe a nulla?

Sembra inutile perché la norma crea un paradosso. Se un coordinatore usa la “lettera e” dell’art. 92 per comunicare un’inadempienza agli organi di vigilanza, la legge non gli dà il potere di fermare il tempo. Il cantiere va avanti, la burocrazia ha i suoi tempi e il coordinatore resta lì, da solo, a gestire il rischio mentre aspetta un controllo che non sa se e quando arriverà.

3. È troppo complesso utilizzarlo?

La complessità non sta nello scrivere l’atto, ma nel gestire le conseguenze nel sistema. Come raccontava Archelao nell’articolo che citavo, se decidi di comandare davvero e applichi la norma alla lettera… beh, il mercato ti espelle. Diventi “quello che pianta grane e rallenta i lavori”. Se invece cerchi di mediare per salvarti la pelle, perdi il controllo del cantiere. È una trappola strutturale.

4. Non è una reale tutela per il coordinatore?

L’art. 92 è uno scudo che si attiva quasi solo dopo la tempesta, quando il magistrato va a spulciare i verbali. Ma mentre i lavori sono aperti, non ti protegge dalle pressioni del committente che ha fretta o dalle filiere di subappalti che si moltiplicano la notte.

Rivendicare la lettura lenta come atto di resistenza professionale

Se l’Ispettore Fantasma entrasse oggi nei nostri studi, probabilmente ci troverebbe curvi sullo smartphone e ci direbbe: “Davvero pensi di difendere la vita delle persone e la tua professionalità con un riassunto in quattro punti?”.

Non stiamo parlando di limiti personali del coordinatore; è la struttura stessa del sistema a essere in contraddizione. Ridurre tutto a pillole da un minuto significa nascondere la polvere sotto il tappeto. Per capire dove la norma smette di essere praticabile e diventa solo una facciata, devi fermarti. È necessaria una lettura lenta, approfondita, capace di reggere il peso di un pensiero articolato.

Detto questo da parte mia continuerò a sforzarmi di usare formati puliti, esempi pratici e rubriche per agevolare la lettura. Ma non posso comprimere o banalizzare la realtà per rincorrere una soglia di attenzione che si sta atrofizzando.

Prenderci cinque minuti per approfondire una contraddizione non è un lusso del passato: nei nostri cantieri, è l’unico modo rimasto per tenere la luce accesa.

Fabrizio Lovato

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