Funi? Ultima spiaggia

Cosa significa davvero lavorare sospesi nel vuoto, affidando la propria vita a una corda?

È una domanda che mi ha sempre affascinato, soprattutto considerando quanto questa metodologia di lavoro sia spesso sottovalutata o, peggio, abusata.

Perché sì, il lavoro su funi è regolato da norme precise (come gli articoli 111 e 116 del decreto legislativo 81/2008), ma troppo spesso chi sceglie questa strada non lo fa per necessità, ma per risparmiare.

Eppure, quando si tratta di sicurezza, risparmiare non è un’opzione!

Per approfondire questo tema, ho deciso di immaginare un’intervista con una delle figure più iconiche dell’alpinismo mondiale: Walter Bonatti.

Un uomo che ha sfidato le montagne più impervie, spesso in solitaria, con un rigore etico e tecnico che lo ha reso una leggenda. Bonatti ci ha lasciati nel 2011, ma ho voluto “incontrarlo” idealmente per chiedergli cosa pensa, con la sua esperienza unica, del lavoro su funi.

Ecco il nostro dialogo.


Fabrizio Lovato: Buongiorno, Walter. È un onore immenso poter parlare con lei, un simbolo dell’alpinismo mondiale. Oggi vorrei affrontare un tema che mi sta molto a cuore: il lavoro su funi. Lei, che ha sfidato le montagne più impervie con coraggio e determinazione, cosa pensa dell’uso di questa metodologia in ambito lavorativo?

Walter Bonatti: Buongiorno. Il lavoro su funi è una tecnica che richiede rispetto, competenza e attenzione. Quando scalavo, ogni dettaglio era cruciale: un nodo mal fatto, una corda consumata, un ancoraggio debole potevano costare la vita. Oggi, purtroppo, vedo che questa metodologia viene spesso usata con leggerezza, magari solo perché è più economica di un ponteggio. È un approccio sbagliato e pericoloso.

Fabrizio: Esattamente. Il lavoro su funi è regolato dall’articolo 116 del decreto legislativo 81/2008, che stabilisce obblighi precisi per garantire la sicurezza. Ma prima di quello, l’articolo 111 fissa due regole di contesto fondamentali. Lei come interpreta queste norme?

Walter Bonatti: L’articolo 111 è chiaro: il lavoro su funi deve essere considerato solo quando non ci sono alternative più sicure. È una regola che condivido pienamente. In alpinismo, non si scala una parete pensando al modo più economico: si valuta il rischio, si scelgono le attrezzature giuste e si agisce solo se si è pronti e preparati. Lo stesso vale per il lavoro su funi. Se ci sono alternative, come un ponteggio o una PLE (n.d.a.:piattaforma di lavoro elevabile), vanno preferite.

Fabrizio: Giusto. L’articolo 116, poi, entra nel dettaglio: stabilisce che il lavoro su funi deve essere eseguito solo da personale formato, con attrezzature idonee e dopo una valutazione approfondita dei rischi. Secondo lei, queste regole sono sufficienti?

Walter Bonatti: Le regole ci sono e sono buone. Il problema è l’applicazione. Troppo spesso vedo che si lavora su funi senza rispettare questi principi. Magari si risparmia sull’attrezzatura, si saltano i controlli o si affida il lavoro a personale non sufficientemente formato e addestrato. È un errore gravissimo. La normativa è chiara: formazione, addestramento, attrezzatura adeguata e valutazione dei rischi sono obbligatorie. Chi non le rispetta mette a rischio la vita delle persone.

Fabrizio: Lei ha mai vissuto situazioni in cui ha sottovalutato i rischi?

Walter Bonatti: Certo. Durante una scalata in solitaria sul Cervino, decisi di usare una corda che avevo già utilizzato molte volte, pensando che fosse ancora affidabile. Risultato? Si ruppe durante la discesa e io rischiai la vita. Per fortuna, riuscii a fermarmi su una cengia, ma fu un avvertimento che non dimenticai mai. Nel lavoro su funi, come in alpinismo, non ci sono secondi tentativi. Un errore e sei morto.

Fabrizio: Tornando alla normativa, l’articolo 116 prevede anche che il datore di lavoro fornisca ai lavoratori dispositivi di protezione individuale (DPI) adeguati e che vengano effettuati controlli periodici sulle attrezzature. Secondo lei, queste misure sono sufficienti?

Walter Bonatti: Sono fondamentali, ma non bastano. I DPI e i controlli periodici sono essenziali, ma devono essere accompagnati da una vera cultura della sicurezza. I lavoratori devono essere formati non solo sull’uso delle attrezzature, ma anche sulla mentalità con cui affrontare il lavoro su funi. Devono sapere che ogni gesto conta, che ogni controllo può fare la differenza tra la vita e la morte. La sicurezza non è solo una questione di norme: è una questione di atteggiamento.

Fabrizio: Cosa direbbe a chi oggi decide di lavorare su funi senza rispettare queste regole?

Walter Bonatti: Direi che stanno giocando con la loro vita e con quella degli altri. Il lavoro su funi non è un’avventura, non è un gioco. È una tecnica che richiede preparazione, attenzione e rispetto. Chi la usa male, per risparmiare o per pigrizia, non solo mette a rischio se stesso, ma tradisce lo spirito di chi, come me, ha dedicato la vita a padroneggiare queste tecniche.

Fabrizio: Ultima domanda, Walter. Se potesse dare un consiglio a chi oggi lavora su funi, quale sarebbe?

Walter Bonatti: Semplice: rispettate le regole, sempre. Controllate ogni nodo, ogni attrezzo, ogni punto di ancoraggio. Se non vi sentite sicuri, fermatevi. La montagna insegna che l’umiltà è la virtù più importante. Lo stesso vale per il lavoro su funi: non siate orgogliosi, siate prudenti. La vita vale più di qualsiasi risparmio.

Fabrizio: Grazie, Walter. Le sue parole sono un monito importante per tutti noi e sono sicuro che i lettori del mio blog le apprezzeranno molto.

Walter Bonatti: Grazie a Te e ricordate: la montagna non perdona, ma insegna. Chi lavora su funi deve portare con sé non solo l’attrezzatura, ma anche il rispetto per la vita e la consapevolezza che ogni scelta ha un peso. La sicurezza non è una formalità: è la misura della nostra umanità.


Questo dialogo che ho immaginato con Walter Bonatti non è solo un omaggio a un grande alpinista, ma un invito a riflettere su un tema cruciale: la sicurezza del lavoro su funi.

Perché, come ci ha raccontato Bonatti, quando in gioco c’è la vita ogni dettaglio conta.

E tu, cosa ne pensi del lavoro su funi?

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