L’ascensore voluto da pochi è il cantiere di tutti.

Quando il problema non è la sicurezza, ma l’ordine delle cose.

Ogni tanto arrivano quesiti che meritano di essere letti integralmente, senza sintesi né filtri, perché raccontano meglio di qualsiasi commento lo stato delle cose.

Questo è uno di quei casi.

La richiesta

Buongiorno, ho un caso strano da proporvi.
Un gruppo di Condomini (4), dopo aver vinto una causa contro il Condominio, intende costruire un ascensore.
Mi trovo con 4 committenti (4 Responsabili dei lavori?) che, per semplificarsi la vita, hanno scorporato il lavoro tra le 5 ditte esecutrici.
Non mi è mai accaduto nulla del genere: la cosa più semplice è il PSC che sarà unico e valuterà le interferenze tra gli esecutori; l’esame dei POS sarà un po’ più complicato, evidentemente non ci sarà un Capo Cantiere unico.
Come la metto con i Committenti?
Dovrò farmi nominare (da tutti) Responsabile dei Lavori, altrimenti non capisco come cavarci i piedi. Avete qualche indicazione da darmi?

La domanda è chiara, spontanea, onesta: non è strana, è tipica.


Il primo nodo: chi è davvero il committente?

Prima ancora di parlare di PSC, POS o interferenze, c’è una questione preliminare che nel quesito rimane sospesa: l’ascensore che verrà realizzato sarà condominiale o di proprietà esclusiva dei quattro condomini?

Perché se l’opera è condominiale, anche se sostenuta economicamente solo da alcuni, il committente non è “un gruppo di condomini”: il committente è il Condominio, punto.

In questo caso tutta la costruzione del problema cade.

Non ci sono quattro committenti, non c’è una pluralità da gestire, non c’è alcuna anomalia.

Se invece l’impianto è di proprietà esclusiva, allora il discorso cambia, ma non nel modo in cui spesso si crede.


Condominio, condomini, committenti: non sono sinonimi

Un errore molto diffuso è quello di sovrapporre automaticamente queste tre figure.

Un condomino non coincide necessariamente con un committente.

Una singola unità immobiliare può avere più proprietari: marito e moglie, fratelli, soggetti diversi.

Individuare il numero reale dei committenti non è un esercizio formale, ma il punto di partenza per l’organizzazione della sicurezza prevista dal D.Lgs. 81/08.

Finché questo aspetto non è chiarito, ogni decisione successiva è fragile.


Più committenti? Sì. Più comando? No.

Ammettiamo l’ipotesi più complessa: l’opera è effettivamente di proprietà esclusiva e i committenti sono i quattro condomini che hanno vinto la causa.

La legge lo consente.

Quello che non funziona è l’idea, implicita nel quesito, che questa pluralità possa riflettersi anche sulla gestione operativa del cantiere.

Qui l’indicazione deve essere chiara: è consigliabile che i committenti nominino un solo Responsabile dei Lavori.

Non perché “semplifica la vita al Coordinatore”, ma perché senza un centro decisionale unico la sicurezza diventa una terra di nessuno.

La sicurezza non tollera la collegialità indistinta.


Appalti scorporati: una scelta legittima, ma non neutra

Nel quesito si legge che, “per semplificarsi la vita”, i lavori sono stati scorporati tra cinque imprese.

Formalmente, nulla da eccepire. Operativamente, molto da governare.

Lo scorporo diventa un problema quando nasce prima ancora di aver definito compiutamente:

  • il progetto della sicurezza
  • le fasi di lavoro
  • la gestione del cantiere

In questi casi si tende a chiedere al PSC di mettere ordine a posteriori.

Ma il PSC non è lo strumento che rimedia a scelte organizzative poco meditate.

Il Coordinatore può e deve:

  • definire le fasi
  • indicare l’attività, o le attività principali per ciascun momento
  • gestire le interferenze

Non può però sostituirsi ai committenti nella costruzione di una regia che doveva esistere prima.


Il falso problema del capo cantiere unico

Nel quesito si accenna all’assenza di un capo cantiere unico come a un’anomalia.

In realtà, non lo è.

Il vero problema non è l’assenza di una figura permanente, ma l’assenza di una gerarchia funzionale per fasi.

In ogni fase deve essere chiaro:

  • chi governa il cantiere
  • chi fornisce i servizi comuni
  • chi risponde delle condizioni generali di sicurezza

Questo non si improvvisa.

Si scrive, si pianifica, si impone nel PSC.


Il grande dimenticato: la convivenza con il condominio

C’è infine un elemento che troppo spesso resta sullo sfondo: il cantiere vive dentro un edificio abitato.

Accessi, scale, rumore, polvere, interferenze con la vita quotidiana: se non vengono definite regole chiare per i residenti, il problema non è solo organizzativo, diventa conflittuale.

Anche questo fa parte della sicurezza, anche se raramente viene gestito come tale.


Conclusione

Questo non è un caso strano.
Non esistono casi strani: esistono solo casi più o meno ordinati.

Qui il problema non è la pluralità dei soggetti, né lo scorporo degli appalti, né tantomeno il PSC o i POS.

Il problema nasce quando si comincia a progettare  la sicurezza di un cantiere come si monta un mobile Ikea senza aver letto le istruzioni: i pezzi ci sono tutti, ma l’ordine manca e a un certo punto sembra che non combaci più nulla.

Spesso crediamo di avere a che fare con un committente “furbo”.

In realtà, nella maggior parte dei casi, abbiamo davanti un committente semplicemente sprovveduto, che non conosce il sistema in cui si sta muovendo e tenta di semplificare a suo vantaggio ciò che non può essere semplificato.

Ed è proprio qui che entra in gioco il nostro ruolo.

Il Coordinatore non serve a rimettere insieme i pezzi a posteriori, ma ad aiutare il committente a mettere ordine prima.

Questo, però, è possibile solo se il Coordinatore viene ascoltato e viene ascoltato solo quando gli viene riconosciuto ciò che è: la figura di riferimento della sicurezza del futuro cantiere.

Senza questo riconoscimento, il problema non è la complessità del caso.

È l’illusione di poterla governare senza una guida.

Detto questo: se ti trovi davanti a un caso che “non torna”, non cercare scorciatoie.

Lavorare sull’ordine iniziale, sui fondamentali, è spesso la vera prova del nove.

Per il resto sai dove trovarmi.

Fabrizio Lovato

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