Cinque anni che non partono mai dallo stesso giorno

Ci sono casi che fanno rumore.
Cantieri aperti, gru ferme, verbali che volano.

Poi ci sono casi come questo, casi silenziosi.
Nessun allarme, nessun incidente, nessun ferito.

Solo una data scritta su un attestato.
Qualcuno che dice: “È ancora valido.”

È così che inizia questo nuovo caso arrivato sulla scrivania dell’Ispettore Fantasma.

Un nostro lettore, Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione, sta verificando la documentazione di un lavoratore.
Tutto sembra in ordine.
C’è un attestato di aggiornamento, datato 19 febbraio 2024.

Secondo l’azienda, la questione è chiusa:
cinque anni di validità, scadenza 2029.

Lineare, forse fin troppo comodo.

Il CSE, però, non si ferma all’ultima data stampata.
Ricostruisce la storia formativa del lavoratore e scopre che la formazione specifica era stata completata il 5 ottobre 2016.

È lì che qualcosa si incrina.

Per il Coordinatore il ragionamento è chiaro: i quinquenni di aggiornamento non partono dall’ultimo corso, ma dal momento in cui si conclude la formazione specifica.

Nel suo calcolo, la scadenza non è nel 2029.
È nel 2026.

L’azienda non è d’accordo.
Si rivolge al proprio consulente, che risponde citando l’Accordo Stato-Regioni e una parola chiave: periodicità quinquennale.

Cinque anni dalla data dell’attestato.
Fine.

Due interpretazioni, entrambe sicure, entrambe difese con convinzione.

A questo punto la domanda arriva alla Posta dell’ispettore.

L’Ispettore Fantasma legge il caso, fa una pausa e pone solo una domanda

“Questo lavoratore lavora ancora per la stessa azienda per cui ha fatto la formazione specifica nel 2016?”

La risposta arriva dopo qualche verifica.

NO.

Il lavoratore ha cambiato azienda.
È stato assunto dal nuovo datore di lavoro nel dicembre 2023.
Nel febbraio 2024 gli sono state fatte sei ore di aggiornamento.
Solo quelle.

A quel punto l’Ispettore Fantasma smette di parlare di date.

“Qui non stiamo discutendo se la scadenza sia nel 2026 o nel 2029,”
dice.
“Qui stiamo facendo finta che un aggiornamento possa sostituire una formazione che non c’è.”

“Avendo cambiato azienda, quel lavoratore deve rifare la formazione specifica.”

Non perché lo dice un cavillo.
Ma perché la formazione specifica è legata ai rischi, alle mansioni, all’organizzazione di quell’azienda.

Un attestato non viaggia da solo.
Sei ore di aggiornamento non possono coprire un contesto che è cambiato.

Solo a questo punto l’Ispettore torna alla questione iniziale e non ha dubbi.

Il CSE ha ragione.

I quinquenni si calcolano dalla conclusione della formazione specifica,
non dalla data dell’ultimo aggiornamento.

L’aggiornamento mantiene valida una formazione esistente.
Non ne sposta l’origine, non la riscrive.

Ma in questo caso, la questione è ancora più semplice: la formazione specifica per il nuovo datore di lavoro non è mai stata fatta.

Prima di chiudere il fascicolo, l’Ispettore Fantasma aggiunge una cosa.
Non con tono accusatorio.
Piuttosto con una punta di amarezza.

“L’azienda ha criticato la posizione del CSE,” dice.
“Invece dovrebbe ringraziarlo.”

Perché oggi il problema è solo una verifica.
Una segnalazione con la possibilità di rimediare.

“Oggi possono sistemare tutto senza grossi problemi.
Rifare la formazione specifica.
Mettere ordine.”

Poi alza lo sguardo.

“Provate a pensare se lo avessi riscontrato io.
Non durante una verifica documentale, ma durante un’indagine per un infortunio.
Magari proprio a quel lavoratore.”

In quel caso non si parlerebbe più di date.
Né di attestati.
Né di interpretazioni.

“Si parlerebbe di responsabilità e quelle,” conclude,
“a differenza degli attestati, non scadono mai.”

Silenzio.

È lì che il caso finisce davvero.


Vi aspettiamo per il prossimo episodio de
La Posta dell’Ispettore Fantasma

Avete un caso che non vi convince?
Una situazione formalmente corretta, ma che “puzza” di scorciatoia?

Scriveteci indicando nell’oggetto: “Per l’Ispettore”

I vostri casi.
Le mie domande.
Le sue risposte.

A presto,
Fabrizio Lovato & Ispettore Fantasma

P.S.
Le storie sono romanzate nella forma per tutelare le fonti;
i casi raccontati sono reali, così come reali sono gli ispettori intervistati in base all’argomento.

Condividi questo articolo…

Lascia un commento

Registrati e accedi a tutti i contenuti

Registrati per accedere a contenuti esclusivi dedicati ai professionisti del settore, con approfondimenti, materiali extra e risorse avanzate per restare sempre aggiornato.

Scritto da
Pubblicato il
Categoria
Tempo di lettura

Articoli correlati