C’è una frase che mi è rimasta in mente dopo la pubblicazione del mio articolo “Il regista e il reporter: due sguardi diversi sullo stesso cantiere”:
“Hai detto quello che tanti pensano, ma pochi osano dire.”
Da quel giorno, mi sono arrivati decine di messaggi: coordinatori, tecnici delle ATS, ispettori, colleghi della sicurezza.
Alcuni concordavano, altri dissentivano.
Quasi tutti, però, avevano una cosa in comune: voglia di parlarne.
Questo, già di per sé, è un buon segno.
Perché se c’è una cosa che nel mondo della sicurezza manca ancora troppo spesso, è proprio il dialogo vero, quello che parte dall’ascolto, non dal sospetto.
Il “regista” e il “reporter”: due ruoli, un obiettivo
L’articolo raccontava due sguardi diversi sullo stesso scenario:
- da una parte il coordinatore, che cerca di tenere insieme procedure, imprese e persone come un regista che prova a dare senso a una scena complicata;
- dall’altra il tecnico dell’organo di vigilanza, il “reporter” chiamato a verificare, documentare, giudicare ciò che trova davanti.
Entrambi, in fondo, lavorano per la stessa cosa: evitare che qualcuno si faccia male.
Eppure, quante volte questa alleanza si trasforma in diffidenza?
Quante volte il confronto diventa una partita a freccette, invece di un’occasione per imparare qualcosa?
Le reazioni all’articolo: voglia di confronto
Le reazioni all’articolo sono state tantissime.
Alcune piene di riconoscenza (“finalmente qualcuno che lo dice”), altre più critiche (“non è così che funziona nei nostri sopralluoghi”).
Ma il punto non è chi ha ragione.
Il punto è che, per una volta, ci stiamo parlando.
Molti di voi mi hanno scritto raccontando esperienze personali: sopralluoghi andati bene, altri tesi, momenti di collaborazione vera e altri di totale incomunicabilità e prevaricazione.
Da qui è nata l’idea di fare un passo in più: trasformare le parole in dati, le percezioni in qualcosa di misurabile.
L’obiettivo del questionario
È facile dire “bisogna collaborare di più”.
Difficile è capire perché a volte non ci riusciamo.
Il questionario che ho preparato serve proprio a questo:
capire come viene vissuto il rapporto tra coordinatori e organi di vigilanza nei cantieri.
Non per stabilire chi ha torto o ragione, ma per vedere — in modo concreto e collettivo — dove nascono le tensioni, dove invece funziona il dialogo e come possiamo migliorare.
Il questionario è anonimo, dura meno di cinque minuti, e si può compilare sia se sei un coordinatore, sia se lavori in un organo di vigilanza.
Non chiede nomi né dettagli sensibili: solo come ti sei sentito durante un sopralluogo o un’indagine.
In poche parole, chiede di raccontare l’esperienza dal tuo personale punto di vista.
Perché è importante
Siamo tutti d’accordo che la sicurezza non è solo carta, ma cultura e cultura nasce dalle relazioni, non dai verbali.
Se un coordinatore affronta un sopralluogo sentendosi sotto esame e un ispettore entra in cantiere sentendosi percepito come “il nemico”, nessuno dei due potrà davvero fare bene il proprio lavoro.
Eppure entrambi vogliono la stessa cosa: un cantiere dove si lavora bene e si torna a casa la sera.
Ma per arrivarci, serve un linguaggio comune e per costruirlo, dobbiamo prima ascoltare entrambe le voci.
Questo è lo spirito dell’indagine: capire.
Non per fare statistiche sterili, ma per scoprire cosa sente chi si trova “dall’altra parte del tavolo”.
Cosa succederà dopo
Una volta raccolte le risposte, condividerò i risultati in modo aperto:
- come report sintetico sul blog,
- con qualche riflessione condivisa tra coordinatori e tecnici della vigilanza, sicuramente chiederò aiuto ad Arturo.
L’obiettivo è far emergere un quadro realistico:
- dove si percepisce collaborazione,
- dove subentra la paura o la diffidenza,
- Cosa (forse) potremmo cambiare, anche solo nel modo in cui ci parliamo.
Come partecipare
Clicca qui per compilare il questionario: https://www.intelecert.it/feedbackfacile/recensione/?enBla7rBXO
(3 minuti e 47 secondi, anche totalmente anonimo)
Se hai letto l’articolo e ti ci sei riconosciuto, compila in maniera onesta il questionario, la tua voce è importante.
Non per confermare quello che pensi già, ma per arricchire il quadro con la tua esperienza.
Solo così, dati alla mano, potremo capire se davvero “il regista e il reporter” stanno guardando lo stesso film… o due storie diverse.
In sintesi:
Abbiamo bisogno di meno sospetto e più ascolto.
Meno fronti, più collaborazione.
Perché la sicurezza non è una gara di ruoli, ma un lavoro di squadra, anche quando la squadra non la scegli tu.
Partecipa al questionario.
È un piccolo gesto, ma può cambiare il modo in cui ci vediamo e ci parliamo in cantiere.
Fabrizio Lovato