La Posta dell’Ispettore Fantasma – Il fotovoltaico sul tetto

La segnalazione arriva da un condomino. Non è agitato, non alza la voce, ma c’è qualcosa nel suo modo di spiegare la situazione che fa capire subito che la questione merita almeno uno sguardo. Dice che sul tetto del condominio stanno smontando l’impianto fotovoltaico mentre è in corso il rifacimento delle guaine di copertura e che, osservando i lavori, qualcosa non gli torna nel modo in cui è stato organizzato il cantiere.

Quando l’Ispettore Fantasma arriva, i lavori sono in pieno svolgimento. Il tetto è parzialmente scoperto: una parte dei pannelli è già stata rimossa e lungo il bordo della copertura sono appoggiati materiali e contrappesi che gli operai stanno smontando con attenzione.

L’Ispettore Fantasma osserva per qualche minuto senza dire nulla. Poi si avvicina all’amministratore del condominio che si è precipitato appena saputo del suo arrivo e gli rivolge una domanda semplice, quasi di routine.

“Chi è il committente del cantiere?”

La risposta arriva immediata.

“Il condominio.”

La spiegazione è lineare. Il tetto è del condominio, l’opera è il rifacimento della copertura, quindi il committente non può che essere il condominio.

L’Ispettore annuisce. Non contesta. Poi si avvicina agli operai che stanno svitando le ultime staffe dell’impianto.

“Per chi lavorate?” chiede.

“Per il proprietario dell’impianto,” risponde uno di loro.

“È lui che vi paga?”

“Sì.”

L’Ispettore torna dall’amministratore.

“L’impresa che sta smontando l’impianto l’ha scelta il condomino?”

“Sì.”

“E il lavoro lo paga lui?”

“Sì, lo smontaggio del fotovoltaico, aggiunge l’amministratore, è solo una lavorazione necessaria per poter rifare le guaine di copertura sul tetto .”

A quel punto l’Ispettore non fa alcuna osservazione teorica. Si limita a fare un’altra domanda.

“Lei quale committente ha verificato l’idoneità tecnico-professionale di quell’impresa?”

L’amministratore resta in silenzio per un momento, poi scuote la testa.

“No. L’impresa l’ha scelta il condomino.”

Il vento muove leggermente un pezzo di cartone dell’imballo dei materiali appoggiati a terra.

L’Ispettore Fantasma guarda ancora una volta verso gli operai che stanno lavorando.

“Capisco,” dice. Poi resta in silenzio per qualche secondo perché da quel momento la discussione non è più solo teorica.

Esiste una lettura semplice di questo cantiere: l’opera principale è il rifacimento della copertura, quindi il committente è il condominio e tutte le lavorazioni che avvengono sul tetto rientrano nello stesso cantiere.

Sul fatto che TUTTE le lavorazioni rientrino nello stesso cantiere, non ci piove, ma esiste anche un’altra domanda.

Qualche anno fa, quando l’impianto fotovoltaico è stato installato e non era in corso alcuna lavorazione sulla copertura, qual era l’opera di cui quel condomino era committente?

La realizzazione dell’impianto fotovoltaico.

Oggi, seppur sia cambiato il contesto, con l’impianto che deve essere smontato e rimontato esattamente come nel momento dell’istallazione, perché quella committenza dovrebbe improvvisamente scomparire?

Il fatto che lo smontaggio sia diventato necessario per rifare la copertura cambia l’organizzazione del cantiere, ma non cambia il fatto che l’intervento riguarda comunque un’opera che appartiene a un soggetto diverso dal condominio.

L’Ispettore Fantasma non insiste su questo punto.

Preferisce guardare la questione da un’altra angolazione.

“Quando un caso arriva davanti a un Giudice,” dice con calma, “la prima domanda non è mai come avete organizzato il cantiere per farlo tornare sulla carta.”

Le domande sono molto più concrete.

Chi aveva il potere reale di incidere su quella lavorazione. Chi aveva scelto l’impresa. Chi paga il lavoro e poteva verificare come veniva svolto. Chi aveva il potere reale di intervenire su quel rischio.

In molte sentenze della Corte di Cassazione compare una figura che nei cantieri si sente nominare molto meno spesso: il committente sostanziale.

Il Committente non è quello scritto nel documento, è quello che decide.

Sul tetto intanto il lavoro continua. Un operaio sposta uno dei pannelli e lo appoggia sul bancale con un movimento lento, è  il tipo di lavoro che sembra semplice finché non succede niente.

Ma basta poco perché cambi tutto.

Un piede che scivola su un appoggio bagnato.
Un inciampo mentre si solleva il modulo.
Un attimo di distrazione mentre si arretra di mezzo passo.

Se succedesse qualcosa proprio in quel momento, le domande cambierebbero subito tono.

L’Ispettore Fantasma lascia passare qualche secondo, poi rivolgendosi all’Amministratore conclude con calma:

“Vede, il punto non è moltiplicare i committenti per gusto della complicazione. Il punto è capire se stiamo dando un nome corretto ai poteri reali che esistono già.”

Il vento solleva leggermente il telo di protezione lungo il bordo della copertura.

La discussione, probabilmente, non è finita.


Vi aspettiamo per il prossimo episodio de
La Posta dell’Ispettore Fantasma

Avete un caso che non vi convince?
Una situazione formalmente corretta ma che, guardandola meglio, lascia qualche dubbio?

Scriveteci indicando nell’oggetto: Per l’Ispettore

I vostri casi.
Le mie domande.
Le sue risposte.

A presto,
Fabrizio Lovato & Ispettore Fantasma

P.S.: Le storie sono romanzate nella forma per tutelare le fonti; i casi raccontati sono reali, così come reali sono gli ispettori intervistati in base all’argomento.

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