Quando avvengono le stragi nei cantieri, la stampa indica che il 70% delle volte la causa è il subappalto e i mancati controlli.
È proprio vero? Proviamo a fare un esempio.
In cantiere è presente un’impresa affidataria e la sua organizzazione è composta dal capo cantiere, da un preposto e da sei lavoratori.
Quindi nell’organizzazione di cantiere, contando anche il datore di lavoro, abbiamo almeno tre figure di sistema con obblighi di vigilanza e questo è controllo sull’attività dei lavoratori.
Durante il corso dei lavori il datore di lavoro dell’impresa affidataria decide di subappaltare parte delle opere e in cantiere entra un’altra impresa, in questo caso in subappalto.
Il subappaltatore entra anche lui in cantiere con la sua organizzazione composta dal capo cantiere, da un preposto e da otto lavoratori.
Così in cantiere abbiamo due imprese con due datori di lavoro, due capi cantiere e due preposti che equivalgono a più figure di controllo e quindi a maggior sicurezza.
Allora non può essere l’attuazione del subappalto la causa della maggior parte degli infortuni.
Ma i dati ci dicono che sette infortuni su dieci accadono a causa del subappalto, quindi qual è il problema?
Semplice, quello che viene attuato nei cantieri non è un subappalto genuino, perché di fatto il subappaltatore non entra in cantiere con la sua organizzazione, ma solo con i lavoratori.
La situazione è così complessa che a volte non capisco se questo problema è causato dalla presenza nelle file del subappaltatore di preposti di “carta” o da una precisa volontà dell’affidataria per gestire il cantiere.
Una cosa è certa: spesso nei cantieri non ci sono preposti ma capisquadra e tra preposto e caposquadra purtroppo vince sempre il caposquadra.