I risultati della mia indagine
Nel precedente articolo ho provato a mettere ordine in un tema che, almeno sulla carta, sembra ormai chiaro: il subappalto a cascata non è più vietato, ma deve essere tracciato, dichiarato e controllato.
Prima di pubblicarlo, però, ho voluto fare una cosa semplice: chiedere a chi lavora ogni giorno nei cantieri come vengono gestite davvero queste situazioni.
Ho condiviso un questionario con gli iscritti alla mia newsletter per avere esperienze, non opinioni. Esperienze.
Ne è uscita una fotografia molto più concreta e per certi versi molto meno rassicurante di quanto la norma lasci intendere.
Partiamo da un primo dato che sgombra il campo da qualsiasi equivoco: il subappalto a cascata non è un’eccezione. È pratica corrente. Oltre il 60% dei rispondenti lavora abitualmente con almeno due livelli di subappalto e una quota significativa arriva a tre o più livelli. Questo significa che non stiamo parlando di casi limite, ma della gestione ordinaria di molti cantieri.
Se la filiera si allunga, però, dovrebbe aumentare anche il controllo, ed è qui che emergono le prime criticità.
Alla domanda su chi verifichi l’idoneità tecnico-professionale dei subappaltatori di secondo livello, la risposta più frequente è stata: il coordinatore per l’esecuzione, ma in modo informale. Non l’impresa affidataria, non il committente, ma il CSE. È un dato che pesa, perché il sistema delineato dal decreto 81 si fonda su una distribuzione precisa delle responsabilità che, nella pratica, viene spesso disattesa o riorganizzata “per necessità”.
Lo stesso accade sul fronte delle autorizzazioni. Nella maggior parte dei casi il committente non autorizza in modo strutturato i subappalti di secondo livello. Spesso ne viene a conoscenza tardi, a volte non ne viene a conoscenza affatto. La filiera non è pianificata: emerge durante i lavori.
Questa dinamica si riflette in modo evidente nella gestione documentale. Quando entra un subappaltatore del subappaltatore, solo in un caso su tre vengono aggiornati correttamente tutti i Piani Operativi di Sicurezza. Negli altri casi si verifica solo il documento della nuova impresa, oppure non esiste una procedura chiara. Il meccanismo “a catena” che avevo descritto nel precedente articolo, nella realtà, si interrompe molto spesso al primo livello.
Le risposte aperte aiutano a comprendere meglio cosa significa tutto questo nella pratica. C’è chi racconta di aver scoperto nuovi subappaltatori direttamente in cantiere, senza alcuna comunicazione preventiva. C’è chi segnala difficoltà nel reperire documentazione completa e tempestiva. C’è chi evidenzia come l’impresa affidataria, che dovrebbe essere il perno del sistema di controllo, spesso non sia pienamente consapevole della filiera o non la governi realmente.
C’è un elemento che torna più volte, con parole diverse ma con lo stesso significato: il coordinatore per l’esecuzione finisce per diventare il punto di raccolta di tutto il sistema. Non per previsione normativa, ma perché qualcuno deve far funzionare il cantiere.
A questo punto vale la pena fermarsi e confrontare questi dati con quanto avevo proposto nel primo articolo.
Lì avevo ipotizzato due possibili strade operative: limitare contrattualmente il subappalto a cascata oppure ricondurre tutta la filiera sotto il controllo dell’impresa affidataria, trattando i subappaltatori a qualsiasi livello come se fossero diretti.
La realtà emersa dall’indagine ci dice che nessuna delle due soluzioni è realmente applicata in modo sistematico.
Il subappalto a cascata raramente viene limitato in modo strutturato: nella maggior parte dei cantieri non esistono vincoli chiari sul numero di livelli. Allo stesso tempo, l’idea di un’impresa affidataria che controlla tutta la filiera si scontra con una pratica molto diversa, in cui questo ruolo è spesso parziale o, in alcuni casi, solo formale.
Questo non significa che quelle soluzioni siano sbagliate. Significa che, nella pratica, il sistema si muove su un equilibrio diverso: adattivo, non progettato.
È questo il punto più interessante.
Il decreto 81 è costruito su un presupposto implicito: esiste una filiera governata, in cui ogni soggetto esercita il proprio ruolo. I dati raccolti raccontano invece una filiera che si adatta in corso d’opera, che spesso non è completamente conosciuta e che viene gestita attraverso aggiustamenti operativi più che attraverso un modello strutturato.
La conseguenza è evidente: il controllo esiste, ma è frammentato. Le responsabilità esistono, ma non sempre sono esercitate da chi è previsto dalla norma.
A questo punto la domanda iniziale cambia forma.
Non è più “il subappalto a cascata è gestibile?”, ma piuttosto: il sistema che abbiamo oggi è in grado di governarlo davvero?
La risposta, guardando i dati, non può essere netta. Ma una cosa appare chiara: non basta introdurre strumenti di tracciabilità o rafforzare gli obblighi formali se poi manca un modello operativo condiviso che renda questi strumenti realmente efficaci.
Forse il tema non è ridurre o meno il subappalto a cascata.
Forse il tema è capire chi e come, governa o deve governare la filiera.
Questa, più che una risposta, è una domanda che vale la pena continuare a tenere aperta.
Fabrizio Lovato
P.S.: per chi vuole entrare nel dettaglio, riporto di seguito i dati completi dell’indagine
Appendice – dati dell’indagine sul subappalto nei cantieri
Per chi desidera approfondire, riporto di seguito i dati sintetici emersi dal questionario somministrato prima della pubblicazione del precedente articolo.
Le percentuali non hanno l’obiettivo di rappresentare un campione statistico, ma offrono una fotografia concreta delle esperienze raccontate dai colleghi che operano nei cantieri.
1. Livello massimo di subappalto riscontrato
- 2 livelli → 39%
- 3 livelli → 22%
- 1 livello → 22%
- oltre 3 livelli → 17%
2. Chi verifica l’idoneità tecnico-professionale dei subappaltatori di secondo livello
- CSE (in modo informale) → 50,8%
- impresa che subappalta direttamente → 15,3%
- impresa affidataria insieme al committente → 13,6%
- impresa affidataria → 11,9%
- nessuna verifica strutturata → 8,5%
3. Autorizzazione del subappalto di secondo livello da parte del committente
- quasi mai → 42,4%
- a volte → 25,4%
- sempre → 18,6%
- mai → 13,6%
4. Gestione dei Piani Operativi di Sicurezza (POS) nella filiera
- vengono aggiornati tutti i POS lungo la filiera → 33,9%
- si verifica solo il POS della nuova impresa → 28,8%
- non esiste una procedura chiara → 22%
- aggiornamenti parziali → 15,3%
5. Verifica della coerenza tra i POS da parte del coordinatore per l’esecuzione
- sì, ma solo formalmente → 45,8%
- dipende dal cantiere → 23,7%
- sì, sempre → 18,6%
- raramente → 11,9%
6. Presenza di limiti contrattuali ai livelli di subappalto
- nessun limite previsto → 67,8%
- limite a un solo livello → 22%
- limite a due livelli → 10,2%
Più dei numeri, sono le parole utilizzate dai colleghi a restituire il livello di complessità della gestione.
7. Risposte aperte – esperienze dai cantieri
Riporto di seguito alcune delle risposte fornite dai partecipanti, selezionate eliminando quelle sovrapponibili, per restituire in modo diretto le esperienze operative emerse.
- Ho gestito al massimo subappalti di 2° livello… la criticità era “chi doveva dichiarare la congruità rispetto a chi e di cosa”. Dopo una sanzione per infortunio ho sempre posto il limite del solo 1° livello nel PSC.
- L’ultimo caso: impresa appaltante, subappalto ponteggio, e la ditta ponteggi ha subappaltato il montaggio a più imprese. A un certo punto non ci ho capito più nulla sui nomi… situazione ingestibile.
- Nei cantieri piccoli è necessario che il CSE tenga sotto controllo la filiera… ma non è facile. Mi è capitato un cantiere con affidataria lavoratore autonomo e subappalti a cascata… insomma.
- Caso reale: subappalto piastrellista che subappalta a cooperativa. Verifica fatta con i piedi perché l’impresa non controllava nulla. Ho fatto io una verifica sommaria. Da allora cerco di fermarmi al primo livello.
- In un cantiere con incidente mortale hanno contestato al coordinatore di non aver verificato la provenienza di un operaio… ma l’operaio era entrato regolarmente e poi aveva cambiato situazione senza comunicarlo.
- Il 90% dei subappalti sono prestazioni di manodopera camuffata. Cerco di gestirli con contratti chiari. Nei cantieri più grandi consento un solo subappalto, il resto appalti diretti.
- Chiedo sempre il contatto del subappaltatore, lo sento direttamente e verifico prima dell’ingresso. Nei casi peggiori scopro la presenza solo in cantiere e devo decidere sul momento.
- Nei cantieri medi l’affidataria è più strutturata, ma i POS dei subappaltatori di secondo livello sono sempre i peggiori e richiedono continue integrazioni.
- Mi interfaccio solo con l’impresa affidataria. Non posso gestire tutti direttamente, impazzirei. È il mio unico referente.
- Dopo un’ispezione INL ho iniziato a pretendere inserimento nei POS e autorizzazione preventiva. Prima mi era sfuggito un autonomo non notificato.
- Spesso il committente non è a conoscenza dei sub-subappalti. Io sono favorevole al divieto nel PSC. L’affidataria dovrebbe verificare… ma non lo fa mai.
- Nei lavori pubblici mi fermo sempre al primo livello. Anche lì però i POS sono spesso incoerenti e manca il coordinamento reale.
- Spesso l’affidataria non sa nemmeno del secondo subappalto. Esiste un mondo sommerso, soprattutto con lavoratori autonomi.
- Quando sento “subappalto” rabbrividisco. Verifico il minimo e verbalizzo. Sto iniziando a pensare di vietarlo nei contratti.
- Il CSE si trova a gestire tutto e diventa difficile verificare la coerenza dei POS e far capire al committente di limitare la filiera.
- Se il contratto è fatto bene si limita il subappalto. Se ci prova il CSE senza base contrattuale… cambia il CSE.
- Procedura: verifiche documentali, autorizzazione accesso, aggiornamento PSC e notifica, firma presa visione PSC, colloqui con maestranze.
- Il problema è l’ignoranza delle imprese o il fatto che delegano tutto. I POS vengono aggiornati solo se insisti.
- Spesso l’affidataria avvisa all’ultimo momento della presenza di “collaboratori”… che poi sono subappaltatori non dichiarati.
- È difficilissimo ottenere la dichiarazione di congruenza dei POS. Di fatto ti danno solo quello dell’affidataria.
- Purtroppo non viene gestita bene, devo fare fatica io.
- Difficilmente si riesce ad avere una gestione chiara della filiera.
- Non esiste una procedura chiara.
- Da anni vieto espressamente il subappalto del subappalto.
Questi dati e le esperienze raccontate, aiutano a comprendere come la gestione del subappalto a cascata nei cantieri sia oggi una pratica diffusa, ma spesso affrontata con modalità operative non uniformi e, in molti casi, non strutturate.
La filiera esiste. Il controllo, molto meno.
L’indagine nasce con l’obiettivo di contribuire al confronto sul tema: se utilizzi questi dati, ti chiedo solo di citare la fonte www.fabriziolovato.it